La salute mentale materna è importante
Ancora oggi, nella maggior parte dell’opinione pubblica la maternità è considerata un evento felice, in cui sembrano ammissibili solo emozioni positive, mentre quelle negative sono considerate a detrimento del ruolo della donna in qualità di neomamma, quindi molto spesso non sono accettate o ancora prima riconosciute.
E’ questo un motivo per cui la donna può sentirsi sola e non compresa, non riesce a trovare risposte alle sue emozioni contrastanti, è in uno stato di confusione, si vergogna per ciò che prova, e pensa di non aver il diritto di provarle. Così, invece di chiedere aiuto, tende a isolarsi ancora di più, a soffrire in silenzio e a mostrarsi senza alcun dubbio o difetto. (1)
Purtroppo, talvolta tali esperienze negative hanno gravi conseguenze: nei casi più gravi di esperienza traumatica durante il travaglio, si può anche arrivare a soffrire di disturbo post-traumatico da stress (PTSD), a causa del dolore estremo, della percezione di professionisti sanitari non attenti, bensì ostili, di procedure mediche coercitive o non consensuali, di gravi umiliazioni fisiche e verbali ricevute dal personale sanitario, della mancanza di informazioni. Le conseguenze, possono essere ansia, attacchi di panico, incubi, ipervigilanza, depressione, rifiuto dei luoghi associati al parto, di nuove gravidanze, del parto vaginale, fino al disturbo del legame di attaccamento con il neonato e a problemi sessuali. (2)
Rimane ancora forte lo stereotipo di una maternità idealizzata, di una madre perfetta, con un istinto materno naturale e fisiologico con l’essere donna
Esistono, sicuramente, fattori psicologici e caratteriali che possono rendere una donna più o meno sensibile a fattori scatenanti, come le fluttuazioni ormonali, le complicazioni ostetriche, l’assenza di supporto familiare e sociali, o eventi stressanti personali e lavorativi. A questi si aggiungono ulteriori fattori come il temperamento del neonato, la privazione del sonno, i falsi miti e le credenze sulla maternità. (3)
A questo si lega il modello culturale dell’idea del totale sacrificio della donna, che deve rinunciare a qualsiasi bisogno da donna per vocarsi al suo unico ruolo di madre, pena il giudizio negativo della società.
Non è difficile immaginare come tutti questi schemi tradizionali non facciano altro che nuocere alla futura madre, e contribuiscano esclusivamente al suo isolamento, con effetti ancora più preoccupanti e drammatici.
Partiamo allora, dall’attento studio della donna e dall’esperienza di quali possono essere i bisogni che accomunano le donne durante la gravidanza, durante il parto e subito dopo, sia sotto il profilo assistenziale, sia sotto quello emotivo.
In un’indagine che ha coinvolto un campione di 400 donne selezionate sul territorio romano, in collaborazione con l’Università Pontificia Salesiana di Roma, i consultori ASL e diverse comunità di neomamme, emerge che il sentimento dominante rimane la paura al momento del parto, la necessità di informazioni attendibili e scientifiche, anche online, l’importanza di condividere esperienze con altre donne in attesa, di ricevere sostegno sociale ed emotivo, anche in sincrono con il partner, che avrà un ruolo fondamentale di supporto sia nella fase precedente che successiva al parto. (4)
Non tutte le donne dichiarano di ricevere un supporto adeguato durante tutta la fase della gravidanza e del periodo perinatale
Un esempio cardine di supporto di cui non è ancora sufficientemente sdoganata l’importanza è il supporto psicologico, per poter esprimere più facilmente la presenza di un disagio, o di considerare debitamente tutti gli aspetti emotivi e pratici che la donna si trova ad affrontare con il parto o subito dopo il parto.
Non è ancora diffuso un approccio di tipo preventivo, più che di sostegno, per potersi dotare già dai primi mesi della gravidanza di tutti gli strumenti più adeguati per godere dell’intera esperienza, rafforzare l’autostima e le capacità della donna, anche per arrivare al parto con minor paura e dolore.
Inoltre, il partner svolge un ruolo cruciale nella creazione delle condizioni più favorevoli per il supporto alla donna, ed è importante coinvolgerlo in ogni step del viaggio, per una maggiore consapevolezza e concreto aiuto nell’esperienza.
Anche in quest’ambito, rimane una questione culturale e ambientale ridurre la disparità di genere e favorire un maggiore scambio di ruoli. Infatti, anche nel cervello dei padri che si prendono intensamente cura del neonato, si attiva una produzione ormonale simile a quella della donna, con livelli simili di ossitocina. Non appartiene più solo o prevalentemente alla donna il ruolo di occuparsi del bambino, oggi un uomo può svolgere gli stessi compiti della donna, che a sua volta può lavorare. E la tendenza si muove verso un bilanciamento di ruoli anche in contesti che sono stati sempre ritenuti esclusivi della donna, come l’allattamento.
Azioni naturali come allattare dopo il parto non è detto che siano semplici, quindi è necessario prevedere figure specializzate a supporto
Il periodo subito dopo il parto è denso di emozioni, di dubbi e di stanchezza, con la paura di sbagliare. Purtroppo in alcune società è ancora comune la tendenza a mettere in dubbio le capacità della neomamma a nutrire il neonato, questionando la quantità del latte o la sua qualità per la nutrizione. Può succedere che l’allattamento stenta ad avviarsi e si presenta qualche difficoltà iniziale, per questo è importante un contesto di supporto, incoraggiante, per non sentirsi sole, sopraffatte da informazioni contraddittorie e con pressioni esterne.
In questi casi, non bisogna aver timore di affidarsi a figure professionali che siano in grado di sostenere la madre nella loro esperienza di allattamento al seno e di intervenire in modo specifico in ogni fase del processo. Anche l’allattamento deve poter rappresentare un tranquillo momento di affetto, sicurezza, calore e benessere per la madre e per il bambino.
In un’ottica di cura di sé a 360°, è importante puntare non solo all’assistenza sanitaria, ma al benessere globale delle donne, coinvolgendo professionisti nel fitness, nella nutrizione, nella salute sessuale, nelle meditazione e nelle tecniche di respirazione, per coordinare la mente e il corpo.
I principali bisogni delle donne in gravidanza, riguardano una maggiore consapevolezza, al fine di poter svolgere un ruolo attivo nell’esperienza e per compiere scelte più appropriate per la propria salute e quella della bambino, un più intenso sostegno emotivo, che le fa sentire ascoltate e comprese, anche durante l’esperienza dolorosa o traumatica del parto, e un significativo sostegno sociale per non sentirsi sole, per condividere le esperienze e scambiarsi informazioni pratiche all’interno di una rete femminile.
Per questi motivi, appare evidente che la donna dovrebbe essere il soggetto indiscusso al centro di interventi a tutto campo, attraverso sostegno clinico, comportamentale, ambientale e sociale per poter sviluppare qualsiasi forma di prevenzione e potenziamento per una gravidanza che parta dal far risplendere la donna tenendo conto di tutte le sue più preziose caratteristiche.













