Perché Sequoia Red?

Reading time:

11 minutes

This article is available in:

Perché Sequoia Red?

Una persona può essere tale solo attraverso gli altri

Ubuntu. E’ una regola di vita, che si basa sulla compassione e sul rispetto dell’altro. E’ fondamentale fare squadra e aiutarsi reciprocamente, collaborare, cooperare, per prendere coscienza non solo dei propri diritti ma anche dei propri doveri. Non si può prescindere dall’insieme.

Sequoia Red nasce per parlare alle donne, alle future madri, ai loro partner, per proporre una visione del viaggio della gravidanza che parta proprio dall’insieme. Il nostro perché è quello di creare qualcosa di nuovo, che migliori l’attuale stato di cose nel panorama dedicato alle donne in gravidanza. E per questo abbiamo bisogno di coinvolgere quante più persone possibili ad abbracciare la nostra vision, affinché tutti insieme possiamo contribuire ad ottenere quel cambiamento.

We truly believe that this world will only become better when the quality of its people also becomes better, so let’s be better together! Crediamo fortemente che questo mondo diventerà migliore solo quando la qualità delle sue persone diventerà migliore, quindi diventiamo migliori insieme!

L’obiettivo non può più essere semplicemente tagliare il traguardo, ma scoprire quante persone riusciremo a convincere a correre insieme a noi.

Creato dalle donne per le donne, non ci basta

Vogliamo contribuire ad abbattere il soffitto di cristallo in uno dei momenti più significativi per la trasformazione della donna, del suo corpo e della sua mente verso l’essere madre.

Non è una necessità di un gruppo di donne verso altre donne, è una necessità di un gruppo di esseri umani, donne e uomini, che riconoscono la necessità di superare il trattamento attuale nei confronti di un sistema complesso. Il sistema della donna durante il periodo della gravidanza, del parto e del post-partum deve cambiare, per proporre una prospettiva trasversale nella valorizzazione dei super poteri delle donne.

Che modi abbiamo? Vogliamo fare rumore e rendere visibili i problemi e i paradigmi che rappresentano il nostro punto di partenza e la nostra motivazione. La consapevolezza è un processo graduale per poter guardare il mondo e comprenderlo mettendo in discussione i punti di vista e le pratiche quotidiane che fino a quel momento abbiamo considerato “normali”.

Le donne molto spesso comunicano di non sentirsi rispettate, comprese, protette, accudite proprio quando si sentono più fragili e in difficoltà

Un segnale di questa dinamica è la violenza ginecologica e ostetrica che, ad esempio in Spagna, migliaia di donne riferiscono di subire durante il parto. (1) Questa sembra rappresentare una delle forme più gravi di violenza subita dalla donna, proprio nel suo momento di maggior bisogno, attraverso abusi fisici o verbali, umiliazioni, o procedure mediche non consensuali.
Purtroppo possono esistere molte sfumature di violenze o maltrattamenti che non sono limitate al solo momento del parto, ma sono diffuse sia nel suo periodo precedente che successivo. E non basta astenersi dal compiere una qualsiasi condotta negativa per ottenere un risultato soddisfacente.

E’ necessaria una forma attiva e attenta verso la valorizzazione dei bisogni della donna, della madre e del bambino in qualsiasi periodo della gravidanza, del parto e del post-partum.

Ciò significa dare sempre più autorità e autonomia alle donne per tutto ciò che concerne la loro sessualità, il loro corpo, la loro salute mentale, le loro abitudini, i ritmi, i tempi e le modalità, così da favorire il maggior benessere della donna e del bambino per un’esperienza più felice e più sana.

Per un impatto di primo ordine, presente nella nostra vita quotidiana, direttamente o indirettamente.

Per una maternità positiva, serena, rispettosa e sana, in cui si rafforzi la fiducia nei super poteri delle donne e nella loro capacità di accudire e accogliere il neonato

Spesso il sistema sanitario delude le donne, emargina il loro dolore, ne ignora i sintomi, non tiene conto della loro intelligenza e nega loro anche la capacità di azione. Vogliamo che le donne si sentano viste e ascoltate. E’ fondamentare dare importanza e attenzione alle loro opinioni e ai loro bisogni. Non basta diminuire gli eventi traumatici, non basta voler evitare danni fisici. E’ cruciale preoccuparsi di tutta la sfera emotiva.

E’ ancora troppo comune la sensazione condivisa da molte donne che la propria opinione o comunicazione di un sintomo che le spaventa sia sminuita o non sia presa sul serio, con un atteggiamento approssimativo e superficiale. “E’ colpa della tua soglia del dolore troppo bassa, non essere esagerata”, “non sembra che tu sappia partorire”, o “ti lamenti molto, come se tutte le altre non avessero partorito” sono alcune delle frasi ricorrenti che tante donne hanno ascoltato nella loro vita (si veda, ad esempio, ciò che le intervistate hanno riferito all’associazione El Parto es Nuestro (2)) , e che feriscono profondamente la donna proprio in un momento in cui avrebbe maggior bisogno di essere tutelata con le sue fisiologiche paure, per godersi appieno la sua condizione in gravidanza. Ciascuno di questi eventi può provocare una cicatrice o un trauma.

L’associazione è nata nel 2003 ed è frutto dell’iniziativa di un gruppo di donne che hanno condiviso l’obiettivo di riunirsi e darsi sostegno dopo un parto traumatico. Un primo focus ha riguardato l’eccessivo numero di parti cesarei praticati in Spagna rispetto alla raccomandazione dell’OMS. Successivamente, il loro impegno si è esteso alla diffusione di informazioni scientificamente provate e al perseguimento di azioni volte alla richiesta di una maggiore tutela dei diritti delle madri e dei bambini.

Quando è troppo è troppo

Poi c’è la sensazione di sentirsi abbandonate e perse, senza il conforto dell’altra persona a cui ci si sta affidando, che ti guardi in faccia, ti sorrida e ti dica “ti capisco”.

Questo può succedere durante la gravidanza, nel momento del parto e dopo il parto. Quando si supera “il problema” del parto si può presentare “il problema” dell’allattamento. Magari non sai se vuoi allattare, non sai come farlo, il neonato piange, tu potresti sentirti sfinita, debole, con la febbre e per di più con la pressione che dipende da te fare qualcosa per risolvere la situazione. Infatti, azioni che vengono considerate naturali, come allattare dopo il parto, non è detto che siano semplici, quindi non possiamo continuare a trattare i due termini come sinonimi, perchè dal punto di vista della donna c’è una significativa differenza, ed è necessario prevedere figure specializzate a supporto per aiutarle in ogni tappa del viaggio.

E non è una questione di quanto si può essere preparate o di quanta esperienza lavorativa si può avere in uno o più aspetti specifici della gravidanza. Così, anche se sei perfettamente a conoscenza di come funziona tutta la teoria o la pratica, poi quando ti trovi a vivere un’esperienza che sia in un modo o nell’altro traumatica o drammatica, non sei mai pronta o equipaggiata per contenerne tutti i potenziali effetti negativi. Pensi di avere gli strumenti per non sentirti bloccata o isolata, ma alla resa dei conti non sei in grado neanche di far valere la tua voce, perchè ti senti completamente offesa e inerme.

Non è che si continua a chiedere troppo dalle donne, anche quando sono loro ad avere più bisogno?

Basta poco per mostrare umanizzazione in ogni luogo di assistenza o programma terapeutico: ascolto, compassione ed empatia sono la base e i pilastri fondamentali della considerazione di qualsiasi persona nella sua interezza fisica, sociale e psicologica. Per di più, sono elementi essenziali per garantire la qualità dell’assistenza.

E pensare che sia colpa solo del patriarcato è oltremodo riduttivo, perché non possiamo ridurre questo apicale argomento a una mera lotta di genere. Non è solo colpa degli uomini, non è più solo maschile il personale sanitario e professionale, e se da un lato gli uomini hanno l’attenuante di non poter realmente comprendere tutto il complesso meccanismo che governa l’armonia della donna in gravidanza, dall’altra le donne hanno l’aggravante di non riuscire a mostrare una naturale empatia, anche se hanno già condiviso la stessa esperienza.

Molte donne riferiscono di non sentirsi a loro agio proprio durante gli appuntamenti medici perché non solo non si sentono comprese e accudite, ma è come se avessero l’ansia di dover superare un esame, perché si sentono rimproverate e controllate con distacco e freddezza. E’ il momento che le donne in gravidanza smettano di colpevolizzarsi e guardino alla loro condizione da un livello più alto, con un approccio più sistemico. Così sapranno trovare tutte le informazioni di cui hanno bisogno per prendere decisioni libere.

Tutto il periodo della gravidanza, del parto e del post-partum possono essere molto gratificanti e non è giusto per la donna privarsi di questa possibilità

Secondo i risultati dello studio “Obstetric Violence in Spain (Part I): Women’s Perception and Interterritorial Differences” (3) quasi il 40% delle donne dichiara di essere stata vittima di violenza ostetrica, mentre all’83% non è stato chiesto il consenso informato in nessun momento della gravidanza, del parto o del puerperio. Lo studio si concentra sulla sanità privata che sembra rivolta a una ancora minore umanizzazione del parto e a una maggiore attenzione agli aspetti fisici rispetto a quelli emotivi e psicologici.

Si tratta di una procedura medicalizzante, senza che vi sia cura e attenzione alla situazione fisiologica della madre durante tutta la fase della gravidanza. Ed ha una natura sistemica e istituzionale, quindi proprio per questo motivo i professionisti non sono neanche consapevoli della gravità delle loro azioni.

In ogni caso, rimane una questione considerata scomoda, perché per venire incontro al maggior benessere del paziente e della donna, sarebbe necessario un processo di decostruzione di ciò che si è appreso e di come si è socializzato finora. Peraltro, i fattori sociali, emotivi, e psicologici dovrebbero essere elementi fondamentali per capire come fornire un’adeguata assistenza perinatale.

Uno dei punti maggiormente deboli si riscontra nella comunicazione, perché la disinformazione genera sempre più disagio e fa sentire le donne sole nel momento delicato di maggiore difficoltà.

E’ chiaro che bisogna anche tenere conto delle condizioni di lavoro dei professionisti che molto spesso, a causa delle strutture in cui lavorano o dei turni massacranti finiscono per essere esausti, con conseguenze negative che si ripercuotono sulla relazione con il paziente.

Le donne ancora non conoscono a sufficienza tutte le implicazioni del loro corpo, e questo durante la gravidanza diventa ancora più complicato, aumentando la loro vulnerabilità

Occorre intervenire da un punto di vista educativo e pedagogico sulla raffigurazione della gravidanza, del parto, sull’educazione sessuale e sulla rappresentazione della famiglia.

Da un punto di vista ancora più generale e politico, potremmo riflettere sulla questione che se le donne non partecipano attivamente all’elaborazione di programmi sanitari, e alle decisioni che riguardano la loro assistenza, rischiano di essere ridotte a meri oggetti anziché essere i soggetti di tale assistenza. Le donne devono diventare più consapevoli dei loro diritti per esercitarli attivamente, devono poter ricorrere a informazioni accurate e aggiornate su tutti i temi che riguardano la gravidanza, il parto, il post-parto, devono essere consultate e devono decidere in prima persona. Solo così l’assistenza ricevuta e fornita sarà più soddisfacente per tutte le persone coinvolte nel processo.

Quelle appena descritte e tante altre considerazioni ci hanno fatto crescere dentro il desiderio di fare qualcosa, un passo verso un cambiamento di cui sentiamo bisogno e di cui ogni donna deve poter essere agente e beneficiaria. Per questo, la nostra missione, con Sequoia Red, è quella di mettere le donne al centro di tutto ciò che facciamo. Vogliamo parlare alle donne, alle future madri, ai loro partner, e proporre una visione del viaggio della gravidanza che parta dalla collaborazione reciproca.

Ubuntu. L’abbiamo scritto, è una regola di vita basata sulla compassione e sul rispetto dell’altro. Ed è il nostro valore base: fare squadra e aiutarsi reciprocamente, collaborare, cooperare, per prendere coscienza non solo dei propri diritti ma anche dei propri doveri. Insieme. Portando la gravidanza nelle mani di ogni singola donna, vogliamo stabilire un nuovo standard di opportunità e di educazione alla salute femminile per alimentare un nuovo movimento di donne che sostengono con fierezza i loro corpi e le loro scelte di vita.

Vogliamo parlare alle donne, a quante più donne possibili e l’obiettivo è quello di sostenervi nel vostro percorso e di fornirvi tutti gli strumenti necessari per comprendere il vostro corpo, la vostra salute, e per agire su essi, attraverso una selezione accurata di informazioni, professionisti di ogni tipologia utile e strutture specializzate, a patto che condividano la nostra visione. Non vogliamo solo fornirvi uno strumento per trovare le cure adatte alle vostre esigenze, ma anche e soprattutto un luogo in cui sentirvi comprese come donne, protette come meritate, per una gravidanza felice e per la salute del vostro bambino. Insieme.

La cura giusta al momento giusto per ogni donna in un approccio globale

Please note:This blog article is intended for informational purposes only and does not constitute medical advice. The information provided should not be a substitute for professional medical advice, diagnosis, or treatment. Always seek the advice of your qualified healthcare provider with any questions you may have regarding a medical condition. Never disregard professional medical advice or delay in seeking it because of something you have read on this blog.

(1) Martinez Collado, M.(2024), La lucha feminista se traslada a los paritorios para poner fin a la violencia obstétrica, Publico, 12/02/2024.

(2) https://www.elpartoesnuestro.es/

(3) Mena-Tudela, D. et al. (2020),  Obstetric Violence in Spain (Part I): Women’s Perception and Interterritorial Differences, Int. J. Environ. Res. Public Health, Vol. 17, Issue 21.

Resources you will love...

Long Forms: The Debates, the Issues, the Problems and the Wounds.

A collection of articles for a deeper understanding of the world and the pain points of the current social system for pregnant women putting the women behind.

Gender Health Gap

The gender health gap affects everyone: our families, communities, workplaces, societies. Let’s talk about it.

Awareness

Awareness raising is a gradual process of being able to look at the world and understand it by questioning the views and daily practices that we have so far considered “normal.”

Health and Wellness

All about maintaining your health and well-being throughout your pregnancy including healthy eating, exercising, sex and more for a healthy and happy pregnancy.

Join our movement and be part of our community

I'm pregnant

Consulta online lactancia

I'm a new mum

If you are a professional
offering services dedicated to pregnant women and postpartum
and you share our values,
we are looking for you.

You in?

What your partner can do for you

What you can do for yourself

Takeaways

¿Qué puede hacer tu pareja por ti?

Qué puedes hacer por ti misma

Para llevar