La sindrome premestruale, la gravidanza, la menopausa non sono semplicemente una parte della vita, da tollerare passivamente, con un approccio che inevitabilmente svantaggia le donne sul piano dell’occupazione e del lavoro. Sono una parte dell’essere donna che merita ricerca, interesse e voglia di intervenire per migliorare il benessere della donna nella vita e nel lavoro.
Negli ultimi anni si sono finalmente moltiplicati gli studi sulla sindrome premestruale, sulla menopausa e sulla gravidanza ed i dati che emergono mostrano come oltre l’82% delle donne soffra, in fase premestruale, di dolori, fatica, sbalzi d’umore. Non migliora la condizione quando si affronta il problema delle donne in menopausa, una percentuale simile, circa l’80% delle donne dichiara che la menopausa interferisce con la loro vita quotidiana, e un terzo soffre anche di depressione. (1)
Ma non è forse una salute migliore un elemento indispensabile che consente a ciascun individuo di vivere meglio e lavorare anche in modo più produttivo?
Invece di pensare che la sindrome premestruale, la gravidanza, la menopausa siano semplicemente una parte della vita, da tollerare passivamente, con un approccio che inevitabilmente le svantaggia sul piano dell’occupazione e del lavoro, occorre guardare a come gestire tutti i diversi sintomi per migliorare il benessere della donna nella vita e nel lavoro.
Se i finanziamenti trascurano la salute delle donne, è una nostra missione attrarli
Tuttavia, per poter migliorare le condizioni delle donne nel campo della salute sono necessari ricerche, studi ed investimenti e bisogna far notare, a questo punto, che la ricerca medica e gli investimenti sono tutt’ora concentrati soprattutto su problematiche maschili.
Si pensi, per esempio, che in Canada e nel Regno Unito solo il 5.9% dei fondi tra il 2009 e il 2020 sono stati destinati a ricerche che hanno avuto ad oggetto risultati specifici per le donne o per la salute delle donne. (2) Oppure, si pensi che fino al 2015 gli studi scientifici sulla disfunzione erettile erano cinque volte superiori a quelli sulla sindrome premestruale. (3)
In tempi più recenti, ad esempio nel periodo tra il 2019 e il 2023, i finanziamenti per le aziende che si sono concentrate sulla disfunzione erettile sono stati addirittura sei volte superiori a quelli per le aziende che si sono concentrate sull’endometriosi. (4)
Se si parte dal presupposto che, nella ricerca medica, si dovrebbe partire dalle reali esigenze della popolazione, si può solo concludere che, finora, i finanziamenti destinati al benessere e alla salute della donna sono stati scarsi.
Ripetuti studi hanno ampiamente dimostrato il contributo essenziale alla crescita economica data dalla maggiore partecipazione delle donne alla forza lavoro, e quindi al loro contributo alla produzione economica. (5)
Il tema della salute della donna è quindi strettamente legato a quello della produttività economica.
Affrontare le condizioni che colpiscono le donne in età lavorativa con un approccio più funzionale ed efficace influisce positivamente anche sull’impatto economico.
Ed è allora ancora più importante incidere su soluzioni a tutela delle donne, per evitare che specifiche condizioni non solo causino dolore alle donne, ma riducano anche la loro qualità di vita, influendo sulla loro capacità di lavorare e sul loro potenziale di guadagno.
Le donne, poi, sono le principali responsabili delle decisioni in materia di servizi sanitari non solo per se stesse, ma spesso per le loro famiglie, quindi migliori risultati qualitativi per la salute delle donne, possono portare a significativi risultati per la società.
In ogni caso, sembra che intervenire sulle problematiche specifiche di un sesso può portare i suoi frutti. E’ il caso del Viagra per la disfunzione erettile, che negli Stati Uniti ha generato 400 milioni di dollari di fatturato nei primi tre mesi di commercializzazione, nel 1998. (6) E nel 2012, le vendite a livello mondiale hanno raggiunto i 2,1 miliardi di dollari. (7) Pertanto, considerando l’elevato analogo bisogno non ancora soddisfatto per patologie specifiche delle donne, come l’endometriosi e la menopausa, si può ben sperare in trattamenti innovativi, se non per un più onesto approccio alla ricerca, almeno per le spinte capitalistiche della società occidentale.
Infine, non si deve trascurare che un sistema più inclusivo e attento alla salute delle donne, potrebbe anche aiutare un maggior numero di donne a diventare inventrici, investitrici, medici, fondatrici, che a loro volta si potranno occupare con maggiore probabilità delle condizioni di salute di altri esseri umani, in un circolo virtuoso. Infatti, la ricerca ha dimostrato che quando gli inventori si propongono di risolvere un problema di salute c’è una differenza tra i sessi: è più probabile che gli inventori uomini risolvano una patologia di natura maschile, mentre i team guidati da donne punterebbero a risolvere le problematiche per entrambi. (8)
La rivoluzione FemTech delle imprenditrici
Essere qui a parlare di questi problemi è, comunque, un segno evidente che esiste una spinta nella società a cambiare l’approccio finora descritto, una spinta che vede coinvolte donne in tutto il pianeta, non solo su un piano concettuale, ma anche su un piano tecnologico, medico e finanziario.
Ed infatti sembra che quello attuale sia, finalmente, il momento di una crescita significativa delle start-up di tipo tecnologico che si occupano della salute e del benessere delle donne (FemTech), sul tema della salute materna, mestruale, sessuale, dei dispositivi ginecologici e delle soluzioni di fertilità, (9) per invertire la tendenza degli ultimi quattro anni in cui le start-up maggiormente di successo si sono concentrate sulla salute sessuale e generale degli uomini.
Il mondo delle compagnie FemTech è guidato significativamente da imprenditrici: più del 70% delle aziende ha una fondatrice donna, rispetto a una media del 20% per le nuove aziende, ed anche questo è un aspetto interessante.
Oltre a Sequoia Red, la cui missione è di mettere le donne al centro di tutto, portando la gravidanza nelle mani di ogni singola donna, per stabilire un nuovo standard di opportunità e di educazione alla salute femminile, per alimentare un nuovo movimento di donne che sostengono con fierezza i loro corpi e le loro scelte di vita, altre startup si stanno affacciando con coraggio e determinazione al panorama internazionale.
Ad esempio, la startup Domma, con sede a Barcellona, ha ottenuto 950 milioni di euro per fornire alcuni prodotti naturali di supporto durante la transizione della menopausa, per alleviare i disturbi prima, durante e dopo la menopausa.
L’app The Essence, con sede a Parigi, ha ottenuto oltre 500 milioni di euro per affrontare le disparità in materia di salute mestruale sul posto di lavoro. L’app basata sull’intelligenza artificiale allinea gli orari di lavoro alle 4 fasi del ciclo. E’ un coach digitale per le donne, per costruire micro routine, con l’obiettivo di trasformare le mestruazioni da un fardello a un superpotere. Mentre il ciclo ormonale maschile dura circa 24 ore, quello di una donna dura in media 28 giorni. Essence vuole sfidare l’abitudine della società al ciclo di 24 ore e aiuta le donne a raggiungere il loro potenziale nel lavoro e nella vita.
Un’altra startup, con sede a Parigi, Sorella, ha ricevuto 5 milioni di euro per potenziare il suo sistema ibrido sanitario dedicato alle donne, prendendo in considerazione ogni fase della vita, dalla pubertà alla post-menopausa e riconoscendo la stretta interconnessione del benessere fisico, mentale ed emotivo.
Sul piano della cura della gravidanza, negli Stati Uniti, ci si muove sempre di più verso centri di maternità e cliniche che propongono un modello di assistenza collaborativa. La startup Oula, con sede a New York, ha ottenuto ulteriori 28 milioni di dollari di finanziamenti di serie B con l’obiettivo di aprire nuove cliniche e offrire più servizi, giungendo così a un finanziamento totale di quasi 50 milioni di dollari. (10)
Il merito di queste strutture è che le donne si sentono considerate e ascoltate proprio durante un momento di trasformazione della loro vita, il sistema sanitario così è in grado di rispondere alle aspettative in evoluzione e di fronteggiare la disparità nell’ambito dell’assistenza materna.
Non esiste un sistema unico alla gravidanza e a come debba essere trattata.
Un approccio altamente medicalizzante può portare da un lato a un maggior numero di interventi e dall’altro a lasciare alcune donne senza i servizi di cui hanno realmente bisogno. Questo metodo di assistenza alla maternità, quindi, porta più spesso a esperienze insoddisfacenti per le donne, a risultati scadenti e a costi più elevati. Secondo l’indagine Listening to Mothers Survey, in California, il 74% delle donne ha dichiarato di volere un approccio alla gravidanza e al parto meno medicalizzato. (11)
Anche il fenomeno degli aborti spontanei, nei primi mesi della gravidanza, è molto comune, ed anche questo, dal punto di vista medico, non è considerato un grosso problema, mentre per la donna ha un impatto notevole, che si può estendere nel tempo.
Gli studi mostrano che forme di assistenza e attenzione alla situazione fisiologica della donna durante tutta la fase della gravidanza, così come servizi che privilegiano l’intervento delle ostetriche, riducono l’incidenza di parto pretermine e di parto cesareo e migliorano la soddisfazione delle donne, perché aumentano la consapevolezza e la fiducia in se stesse e nelle proprie capacità sia durante la gravidanza che dopo il parto.
Spesso il percorso di maternità è ostacolato dalla frammentazione dei processi assistenziali, con conseguente discontinuità delle cure, così da influire negativamente sull’esperienza della maternità e questo è stato ancora più evidente durante il COVID-19, fino ad arrivare all’impossibilità di scegliere chi avere accanto. Al contrario, l’assistenza fornita da un ampio e variegato gruppo di professionisti competenti permette alle donne di essere al centro di una valutazione globale, con una maggior personalizzazione delle cure. (12)
Il panorama della gravidanza deve essere ridisegnato perché bisogna anche colmare le lacune dell’assistenza all’inizio della gravidanza e subito dopo il parto. E’ importante sottolineare che anche quando non si riscontrano esigenze mediche, che quindi forzano all’intervento di un professionista dedicato, questi sono momenti in cui le donne hanno bisogno di un supporto perlomeno emotivo, e poi a anche pratico.
E’ sempre più chiaro che ciò che le donne cercano è un modello di supporto alla gravidanza moderno e compassionevole, che offra risultati migliori di quelli che il sistema ha dimostrato di ottenere finora.
Ed è nostro dovere realizzarlo.
Ti conosci meglio di chiunque altro. Se i tuoi sintomi ti stanno causando angoscia, la tua esperienza è valida e meriti aiuto.











